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Stralcio D. Lgs. 150/09

CAPO V Sanzioni disciplinari e responsabilità dei dipendenti pubblici

Art. 67. Oggetto e finalità

1.  In attuazione dell’articolo 7 della legge 4 marzo 2009, n. 15, le  disposizioni del presente Capo recano modifiche in materia di sanzioni  disciplinari e responsabilità dei dipendenti delle amministrazioni  pubbliche in relazione ai rapporti di lavoro di cui all’articolo 2,  comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001, al fine di potenziare  il livello di efficienza degli uffici pubblici e di contrastare i  fenomeni di scarsa produttività ed assenteismo.

2.  Resta ferma la devoluzione al giudice ordinario delle  controversie relative al procedimento e alle sanzioni disciplinari, ai  sensi dell’articolo 63 del decreto legislativo n. 165 del 2001.

Art. 68. Ambito di applicazione, codice disciplinare, procedure di conciliazione

1.  L’articolo 55 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e’ sostituito dal seguente:

«Art. 55 (Responsabilità, infrazioni e sanzioni, procedure conciliative). – 1. Le disposizioni del presente articolo e di quelli seguenti, fino all’articolo 55-octies,  costituiscono norme imperative, ai sensi e per gli effetti degli  articoli 1339 e 1419, secondo comma, del codice civile, e si applicano  ai rapporti di lavoro di cui all’articolo 2, comma 2, alle dipendenze  delle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2.

2.  Ferma la disciplina in materia di responsabilità civile,  amministrativa, penale e contabile, ai rapporti di lavoro di cui al  comma 1 si applica l’articolo 2106 del codice civile. Salvo quanto  previsto dalle disposizioni del presente Capo, la tipologia delle  infrazioni e delle relative sanzioni e’ definita dai contratti  collettivi. La pubblicazione sul sito istituzionale dell’amministrazione  del codice disciplinare, recante l’indicazione delle predette  infrazioni e relative sanzioni, equivale a tutti gli effetti alla sua  affissione all’ingresso della sede di lavoro.

3.  La contrattazione collettiva non può istituire procedure di  impugnazione dei provvedimenti disciplinari. Resta salva la facoltà di  disciplinare mediante i contratti collettivi procedure di conciliazione  non obbligatoria, fuori dei casi per i quali e’ prevista la sanzione  disciplinare del licenziamento, da instaurarsi e concludersi entro un  termine non superiore a trenta giorni dalla contestazione dell’addebito e  comunque prima dell’irrogazione della sanzione. La sanzione  concordemente determinata all’esito di tali procedure non può essere di  specie diversa da quella prevista, dalla legge o dal contratto  collettivo, per l’infrazione per la quale si procede e non e’ soggetta  ad impugnazione. I termini del procedimento disciplinare restano sospesi  dalla data di apertura della procedura conciliativa e riprendono a  decorrere nel caso di conclusione con esito negativo. Il contratto  collettivo definisce gli atti della procedura conciliativa che ne  determinano l’inizio e la conclusione.

4.  Fermo quanto previsto nell’articolo 21, per le infrazioni  disciplinari ascrivibili al dirigente ai sensi degli articoli 55-bis,  comma 7, e 55-sexies, comma 3, si applicano, ove non diversamente  stabilito dal contratto collettivo, le disposizioni di cui al comma 4  del predetto articolo 55-bis, ma le determinazioni conclusive del  procedimento sono adottate dal dirigente generale o titolare di incarico  conferito ai sensi dell’articolo 19, comma 3.».

Art. 69. Disposizioni relative al procedimento disciplinare

1.  Dopo l’articolo 55 del decreto legislativo n. 165 del 2001 sono inseriti i seguenti:

«Art. 55-bis (Forme e termini del procedimento disciplinare).  – 1. Per le infrazioni di minore gravità, per le quali e’ prevista  l’irrogazione di sanzioni superiori al rimprovero verbale ed inferiori  alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per più  di dieci giorni, il procedimento disciplinare, se il responsabile della  struttura ha qualifica dirigenziale, si svolge secondo le disposizioni  del comma 2. Quando il responsabile della struttura non ha qualifica  dirigenziale o comunque per le infrazioni punibili con sanzioni più  gravi di quelle indicate nel primo periodo, il procedimento disciplinare  si svolge secondo le disposizioni del comma 4. Alle infrazioni per le  quali e’ previsto il rimprovero verbale si applica la disciplina  stabilita dal contratto collettivo.

2.  Il responsabile, con qualifica dirigenziale, della struttura in  cui il dipendente lavora, anche in posizione di comando o di fuori  ruolo, quando ha notizia di comportamenti punibili con taluna delle  sanzioni disciplinari di cui al comma 1, primo periodo, senza indugio e  comunque non oltre venti giorni contesta per iscritto l’addebito al  dipendente medesimo e lo convoca per il contraddittorio a sua difesa,  con l’eventuale assistenza di un procuratore ovvero di un rappresentante  dell’associazione sindacale cui il lavoratore aderisce o conferisce  mandato, con un preavviso di almeno dieci giorni. Entro il termine  fissato, il dipendente convocato, se non intende presentarsi, può  inviare una memoria scritta o, in caso di grave ed oggettivo  impedimento, formulare motivata istanza di rinvio del termine per  l’esercizio della sua difesa. Dopo l’espletamento dell’eventuale  ulteriore attività istruttoria, il responsabile della struttura conclude  il procedimento, con l’atto di archiviazione o di irrogazione della  sanzione, entro sessanta giorni dalla contestazione dell’addebito. In  caso di differimento superiore a dieci giorni del termine a difesa, per  impedimento del dipendente, il termine per la conclusione del  procedimento e’ prorogato in misura corrispondente. Il differimento può  essere disposto per una sola volta nel corso del procedimento. La  violazione dei termini stabiliti nel presente comma comporta, per  l’amministrazione, la decadenza dall’azione disciplinare ovvero, per il  dipendente, dall’esercizio del diritto di difesa.

3.  Il responsabile della struttura, se non ha qualifica dirigenziale  ovvero se la sanzione da applicare e’ più grave di quelle di cui al  comma 1, primo periodo, trasmette gli atti, entro cinque giorni dalla  notizia del fatto, all’ufficio individuato ai sensi del comma 4, dandone  contestuale comunicazione all’interessato.

4.  Ciascuna amministrazione, secondo il proprio ordinamento,  individua l’ufficio competente per i procedimenti disciplinari ai sensi  del comma 1, secondo periodo. Il predetto ufficio contesta l’addebito al  dipendente, lo convoca per il contraddittorio a sua difesa, istruisce e  conclude il procedimento secondo quanto previsto nel comma 2, ma, se la  sanzione da applicare e’ più grave di quelle di cui al comma 1, primo  periodo, con applicazione di termini pari al doppio di quelli ivi  stabiliti e salva l’eventuale sospensione ai sensi dell’articolo 55-ter.  Il termine per la contestazione dell’addebito decorre dalla data di  ricezione degli atti trasmessi ai sensi del comma 3 ovvero dalla data  nella quale l’ufficio ha altrimenti acquisito notizia dell’infrazione,  mentre la decorrenza del termine per la conclusione del procedimento  resta comunque fissata alla data di prima acquisizione della notizia  dell’infrazione, anche se avvenuta da parte del responsabile della  struttura in cui il dipendente lavora. La violazione dei termini di cui  al presente comma comporta, per l’amministrazione, la decadenza  dall’azione disciplinare ovvero, per il dipendente, dall’esercizio del  diritto di difesa.

5.  Ogni comunicazione al dipendente, nell’ambito del procedimento  disciplinare, e’ effettuata tramite posta elettronica certificata, nel  caso in cui il dipendente dispone di idonea casella di posta, ovvero  tramite consegna a mano. Per le comunicazioni successive alla  contestazione dell’addebito, il dipendente può indicare, altresì, un  numero di fax, di cui egli o il suo procuratore abbia la disponibilità.  In alternativa all’uso della posta elettronica certificata o del fax ed  altresì della consegna a mano, le comunicazioni sono effettuate tramite  raccomandata postale con ricevuta di ritorno. Il dipendente ha diritto  di accesso agli atti istruttori del procedimento. E’ esclusa  l’applicazione di termini diversi o ulteriori rispetto a quelli  stabiliti nel presente articolo.

6.  Nel corso dell’istruttoria, il capo della struttura o l’ufficio  per i procedimenti disciplinari possono acquisire da altre  amministrazioni pubbliche informazioni o documenti rilevanti per la  definizione del procedimento. La predetta attività istruttoria non  determina la sospensione del procedimento, ne’ il differimento dei  relativi termini.

7.  Il lavoratore dipendente o il dirigente, appartenente alla stessa  amministrazione pubblica dell’incolpato o ad una diversa, che, essendo a  conoscenza per ragioni di ufficio o di servizio di informazioni  rilevanti per un procedimento disciplinare in corso, rifiuta, senza  giustificato motivo, la collaborazione richiesta dall’autorità  disciplinare procedente ovvero rende dichiarazioni false o reticenti, e’  soggetto all’applicazione, da parte dell’amministrazione di  appartenenza, della sanzione disciplinare della sospensione dal servizio  con privazione della retribuzione, commisurata alla gravità  dell’illecito contestato al dipendente, fino ad un massimo di quindici  giorni.

8.  In caso di trasferimento del dipendente, a qualunque titolo, in  un’altra amministrazione pubblica, il procedimento disciplinare e’  avviato o concluso o la sanzione e’ applicata presso quest’ultima. In  tali casi i termini per la contestazione dell’addebito o per la  conclusione del procedimento, se ancora pendenti, sono interrotti e  riprendono a decorrere alla data del trasferimento.

9.  In caso di dimissioni del dipendente, se per l’infrazione  commessa e’ prevista la sanzione del licenziamento o se comunque e’  stata disposta la sospensione cautelare dal servizio, il procedimento  disciplinare ha egualmente corso secondo le disposizioni del presente  articolo e le determinazioni conclusive sono assunte ai fini degli  effetti giuridici non preclusi dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Art. 55-ter (Rapporti fra procedimento disciplinare e procedimento penale).

1. Il procedimento disciplinare, che abbia ad oggetto, in tutto o in  parte, fatti in relazione ai quali procede l’autorità giudiziaria, e’  proseguito e concluso anche in pendenza del procedimento penale. Per le  infrazioni di minore gravità, di cui all’articolo 55-bis, comma 1, primo  periodo, non e’ ammessa la sospensione del procedimento. Per le  infrazioni di maggiore gravità, di cui all’articolo 55-bis,  comma 1, secondo periodo, l’ufficio competente, nei casi di particolare  complessità dell’accertamento del fatto addebitato al dipendente e  quando all’esito dell’istruttoria non dispone di elementi sufficienti a  motivare l’irrogazione della sanzione, può sospendere il procedimento  disciplinare fino al termine di quello penale, salva la possibilità di  adottare la sospensione o altri strumenti cautelari nei confronti del  dipendente.

2.  Se il procedimento disciplinare, non sospeso, si conclude con  l’irrogazione di una sanzione e, successivamente, il procedimento penale  viene definito con una sentenza irrevocabile di assoluzione che  riconosce che il fatto addebitato al dipendente non sussiste o non  costituisce illecito penale o che il dipendente medesimo non lo ha  commesso, l’autorità competente, ad istanza di parte da proporsi entro  il termine di decadenza di sei mesi dall’irrevocabilità della pronuncia  penale, riapre il procedimento disciplinare per modificarne o  confermarne l’atto conclusivo in relazione all’esito del giudizio  penale.

3.  Se il procedimento disciplinare si conclude con l’archiviazione  ed il processo penale con una sentenza irrevocabile di condanna,  l’autorità competente riapre il procedimento disciplinare per adeguare  le determinazioni conclusive all’esito del giudizio penale. Il  procedimento disciplinare e’ riaperto, altresì, se dalla sentenza  irrevocabile di condanna risulta che il fatto addebitabile al dipendente  in sede disciplinare comporta la sanzione del licenziamento, mentre ne  e’ stata applicata una diversa. 4. Nei casi di cui ai commi 1, 2 e 3 il  procedimento disciplinare e’, rispettivamente, ripreso o riaperto entro  sessanta giorni dalla comunicazione della sentenza all’amministrazione  di appartenenza del lavoratore ovvero dalla presentazione dell’istanza  di riapertura ed e’ concluso entro centottanta giorni dalla ripresa o  dalla riapertura. La ripresa o la riapertura avvengono mediante il  rinnovo della contestazione dell’addebito da parte dell’autorità  disciplinare competente ed il procedimento prosegue secondo quanto  previsto nell’articolo 55-bis. Ai fini delle determinazioni  conclusive, l’autorità procedente, nel procedimento disciplinare ripreso  o riaperto, applica le disposizioni dell’articolo 653, commi 1 ed 1-bis, del codice di procedura penale.

Art. 55-quater (Licenziamento disciplinare).

1.  Ferma la disciplina in tema di licenziamento per giusta causa o  per giustificato motivo e salve ulteriori ipotesi previste dal contratto  collettivo, si applica comunque la sanzione disciplinare del  licenziamento nei seguenti casi:

  1. falsa attestazione della presenza in servizio, mediante  l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre  modalità fraudolente, ovvero giustificazione dell’assenza dal servizio  mediante una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno  stato di malattia;

  2. assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni,  anche non continuativi, superiore a tre nell’arco di un biennio o  comunque per più di sette giorni nel corso degli ultimi dieci anni  ovvero mancata ripresa del servizio, in caso di assenza ingiustificata,  entro il termine fissato dall’amministrazione;

  3. ingiustificato rifiuto del trasferimento disposto dall’amministrazione per motivate esigenze di servizio;

  4. falsità documentali o dichiarative commesse ai fini o in occasione  dell’instaurazione del rapporto di lavoro ovvero di progressioni di  carriera;

  5. reiterazione nell’ambiente di lavoro di gravi condotte aggressive o  moleste o minacciose o ingiuriose o comunque lesive dell’onore e della  dignità personale altrui;

  6. condanna penale definitiva, in relazione alla quale e’ prevista  l’interdizione perpetua dai pubblici uffici ovvero l’estinzione,  comunque denominata, del rapporto di lavoro.

2.  Il licenziamento in sede disciplinare e’ disposto, altresì, nel  caso di prestazione lavorativa, riferibile ad un arco temporale non  inferiore al biennio, per la quale l’amministrazione di appartenenza  formula, ai sensi delle disposizioni legislative e contrattuali  concernenti la valutazione del personale delle amministrazioni  pubbliche, una valutazione di insufficiente rendimento e questo e’  dovuto alla reiterata violazione degli obblighi concernenti la  prestazione stessa, stabiliti da norme legislative o regolamentari, dal  contratto collettivo o individuale, da atti e provvedimenti  dell’amministrazione di appartenenza o dai codici di comportamento di  cui all’articolo 54.

3.  Nei casi di cui al comma 1, lettere a), d), e) ed f), il licenziamento e’ senza preavviso.

Art. 55-quinquies (False attestazioni o certificazioni).

1.  Fermo quanto previsto dal codice penale, il lavoratore dipendente  di una pubblica amministrazione che attesta falsamente la propria  presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento  della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustifica  l’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o  falsamente attestante uno stato di malattia e’ punito con la reclusione  da uno a cinque anni e con la multa da euro 400 ad euro 1.600. La  medesima pena si applica al medico e a chiunque altro concorre nella  commissione del delitto.

2.  Nei casi di cui al comma 1, il lavoratore, ferme la  responsabilità penale e disciplinare e le relative sanzioni, e’  obbligato a risarcire il danno patrimoniale, pari al compenso  corrisposto a titolo di retribuzione nei periodi per i quali sia  accertata la mancata prestazione, nonche’ il danno all’immagine subiti  dall’amministrazione.

3.  La sentenza definitiva di condanna o di applicazione della pena  per il delitto di cui al comma 1 comporta, per il medico, la sanzione  disciplinare della radiazione dall’albo ed altresì, se dipendente di una  struttura sanitaria pubblica o se convenzionato con il servizio  sanitario nazionale, il licenziamento per giusta causa o la decadenza  dalla convenzione. Le medesime sanzioni disciplinari si applicano se il  medico, in relazione all’assenza dal servizio, rilascia certificazioni  che attestano dati clinici non direttamente constatati ne’  oggettivamente documentati.

Art. 55-sexies (Responsabilità disciplinare per condotte  pregiudizievoli per l’amministrazione e limitazione della  responsabilità per l’esercizio dell’azione disciplinare).

1.  La condanna della pubblica amministrazione al risarcimento del  danno derivante dalla violazione, da parte del lavoratore dipendente,  degli obblighi concernenti la prestazione lavorativa, stabiliti da norme  legislative o regolamentari, dal contratto collettivo o individuale, da  atti e provvedimenti dell’amministrazione di appartenenza o dai codici  di comportamento di cui all’articolo 54, comporta l’applicazione nei  suoi confronti, ove già non ricorrano i presupposti per l’applicazione  di un’altra sanzione disciplinare, della sospensione dal servizio con  privazione della retribuzione da un minimo di tre giorni fino ad un  massimo di tre mesi, in proporzione all’entità del risarcimento.

2.  Fuori dei casi previsti nel comma 1, il lavoratore, quando  cagiona grave danno al normale funzionamento dell’ufficio di  appartenenza, per inefficienza o incompetenza professionale accertate  dall’amministrazione ai sensi delle disposizioni legislative e  contrattuali concernenti la valutazione del personale delle  amministrazioni pubbliche, e’ collocato in disponibilità, all’esito del  procedimento disciplinare che accerta tale responsabilità, e si  applicano nei suoi confronti le disposizioni di cui all’articolo 33,  comma 8, e all’articolo 34, commi 1, 2, 3 e 4. Il provvedimento che  definisce il giudizio disciplinare stabilisce le mansioni e la qualifica  per le quali può avvenire l’eventuale ricollocamento. Durante il  periodo nel quale e’ collocato in disponibilità, il lavoratore non ha  diritto di percepire aumenti retributivi sopravvenuti.

3.  Il mancato esercizio o la decadenza dell’azione disciplinare,  dovuti all’omissione o al ritardo, senza giustificato motivo, degli atti  del procedimento disciplinare o a valutazioni sull’insussistenza  dell’illecito disciplinare irragionevoli o manifestamente infondate, in  relazione a condotte aventi oggettiva e palese rilevanza disciplinare,  comporta, per i soggetti responsabili aventi qualifica dirigenziale,  l’applicazione della sanzione disciplinare della sospensione dal  servizio con privazione della retribuzione in proporzione alla gravità  dell’infrazione non perseguita, fino ad un massimo di tre mesi in  relazione alle infrazioni sanzionabili con il licenziamento, ed altresì  la mancata attribuzione della retribuzione di risultato per un importo  pari a quello spettante per il doppio del periodo della durata della  sospensione. Ai soggetti non aventi qualifica dirigenziale si applica la  predetta sanzione della sospensione dal servizio con privazione della  retribuzione, ove non diversamente stabilito dal contratto collettivo.

4.  La responsabilità civile eventualmente configurabile a carico del  dirigente in relazione a profili di illiceità nelle determinazioni  concernenti lo svolgimento del procedimento disciplinare e’ limitata, in  conformità ai principi generali, ai casi di dolo o colpa grave.

Art. 55-septies (Controlli sulle assenze). –

1.  Nell’ipotesi di assenza per malattia protratta per un periodo  superiore a dieci giorni, e, in ogni caso, dopo il secondo evento di  malattia nell’anno solare l’assenza viene giustificata esclusivamente  mediante certificazione medica rilasciata da una struttura sanitaria  pubblica o da un medico convenzionato con il Servizio sanitario  nazionale.

2.  In tutti i casi di assenza per malattia la certificazione medica  e’ inviata per via telematica, direttamente dal medico o dalla struttura  sanitaria che la rilascia, all’Istituto nazionale della previdenza  sociale, secondo le modalità stabilite per la trasmissione telematica  dei certificati medici nel settore privato dalla normativa vigente, e in  particolare dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri  previsto dall’articolo 50, comma 5-bis, del decreto-legge 30  settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24  novembre 2003, n. 326, introdotto dall’articolo 1, comma 810, della  legge 27 dicembre 2006, n. 296, e dal predetto Istituto e’  immediatamente inoltrata, con le medesime modalità, all’amministrazione  interessata.

3. L’Istituto nazionale della previdenza sociale, gli enti del  servizio sanitario nazionale e le altre amministrazioni interessate  svolgono le attività di cui al comma 2 con le risorse finanziarie,  strumentali e umane disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o  maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

4. L’inosservanza degli obblighi di trasmissione per via telematica  della certificazione medica concernente assenze di lavoratori per  malattia di cui al comma 2 costituisce illecito disciplinare e, in caso  di reiterazione, comporta l’applicazione della sanzione del  licenziamento ovvero, per i medici in rapporto convenzionale con le  aziende sanitarie locali, della decadenza dalla convenzione, in modo  inderogabile dai contratti o accordi collettivi.

5. L’Amministrazione dispone il controllo in ordine alla sussistenza  della malattia del dipendente anche nel caso di assenza di un solo  giorno, tenuto conto delle esigenze funzionali e organizzative. Le fasce  orarie di reperibilità del lavoratore, entro le quali devono essere  effettuate le visite mediche di controllo, sono stabilite con decreto  del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione.

6. Il responsabile della struttura in cui il dipendente lavora  nonche’ il dirigente eventualmente preposto all’amministrazione generale  del personale, secondo le rispettive competenze, curano l’osservanza  delle disposizioni del presente articolo, in particolare al fine di  prevenire o contrastare, nell’interesse della funzionalità dell’ufficio,  le condotte assenteistiche. Si applicano, al riguardo, le disposizioni  degli articoli 21 e 55-sexies, comma 3.

Art. 55-octies (Permanente inidoneità psicofisica).

1. Nel caso di accertata permanente inidoneità psicofisica al  servizio dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche, di cui  all’articolo 2, comma 2, l’amministrazione può risolvere il rapporto di  lavoro. Con regolamento da emanarsi, ai sensi dell’articolo 17, comma 1,  lettera b), della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono  disciplinati, per il personale delle amministrazioni statali, anche ad  ordinamento autonomo, nonche’ degli enti pubblici non economici:

  1. la procedura da adottare per la verifica dell’idoneità al servizio, anche ad iniziativa dell’Amministrazione;

  2. la possibilità per l’amministrazione, nei casi di pericolo per  l’incolumità del dipendente interessato nonche’ per la sicurezza degli  altri dipendenti e degli utenti, di adottare provvedimenti di  sospensione cautelare dal servizio, in attesa dell’effettuazione della  visita di idoneità, nonche’ nel caso di mancata presentazione del  dipendente alla visita di idoneità, in assenza di giustificato motivo;

  3. gli effetti sul trattamento giuridico ed economico della sospensione di cui alla lettera b),  nonche’ il contenuto e gli effetti dei provvedimenti definitivi  adottati dall’amministrazione in seguito all’effettuazione della visita  di idoneità;

  4. la possibilità, per l’amministrazione, di risolvere il rapporto di  lavoro nel caso di reiterato rifiuto, da parte del dipendente, di  sottoporsi alla visita di idoneità.

Art. 55-novies (Identificazione del personale a contatto con il pubblico).

1.  I dipendenti delle amministrazioni pubbliche che svolgono  attività a contatto con il pubblico sono tenuti a rendere conoscibile il  proprio nominativo mediante l’uso di cartellini identificativi o di  targhe da apporre presso la postazione di lavoro.

2.  Dall’obbligo di cui al comma 1 e’ escluso il personale  individuato da ciascuna amministrazione sulla base di categorie  determinate, in relazione ai compiti ad esse attribuiti, mediante uno o  più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro per  la pubblica amministrazione e l’innovazione, su proposta del Ministro  competente ovvero, in relazione al personale delle amministrazioni  pubbliche non statali, previa intesa in sede di Conferenza permanente  per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento  e di Bolzano o di Conferenza Stato-città ed autonomie locali.».

Art. 70. Comunicazione della sentenza

1.  Dopo l’articolo 154-bis del decreto legislativo 28 luglio 1989,  n. 271, e’ inserito il seguente: «Art. 154-ter (Comunicazione della  sentenza). – 1. La cancelleria del giudice che ha pronunciato sentenza  penale nei confronti di un lavoratore dipendente di un’amministrazione  pubblica ne comunica il dispositivo all’amministrazione di appartenenza  e, su richiesta di questa, trasmette copia integrale del provvedimento.  La comunicazione e la trasmissione sono effettuate con modalità  telematiche, ai sensi del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, entro  trenta giorni dalla data del deposito.».

Art. 71. Ampliamento dei poteri ispettivi

1.  All’articolo 60 del decreto legislativo n. 165 del 2001, il comma 6 e’ sostituito dal seguente:

«6. Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento  della funzione pubblica e’ istituito l’Ispettorato per la funzione  pubblica, che opera alle dirette dipendenze del Ministro delegato.  L’Ispettorato vigila e svolge verifiche sulla conformità dell’azione  amministrativa ai principi di imparzialità e buon andamento,  sull’efficacia della sua attività con particolare riferimento alle  riforme volte alla semplificazione delle procedure, sul corretto  conferimento degli incarichi, sull’esercizio dei poteri disciplinari,  sull’osservanza delle disposizioni vigenti in materia di controllo dei  costi, dei rendimenti, dei risultati, di verifica dei carichi di lavoro.  Collabora alle verifiche ispettive di cui al comma 5. Nell’ambito delle  proprie verifiche, l’Ispettorato può avvalersi della Guardia di Finanza  che opera nell’esercizio dei poteri ad essa attribuiti dalle leggi  vigenti. Per le predette finalità l’Ispettorato si avvale altresì di un  numero complessivo di dieci funzionari scelti tra esperti del Ministero  dell’economia e delle finanze, del Ministero dell’interno, o comunque  tra il personale di altre amministrazioni pubbliche, in posizione di  comando o fuori ruolo, per il quale si applicano l’articolo 17, comma  14, della legge 15 maggio 1997, n. 127, e l’articolo 56, comma 7, del  Testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati  civili dello Stato di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10  gennaio 1957, n. 3, e successive modificazioni. Per l’esercizio delle  funzioni ispettive connesse, in particolare, al corretto conferimento  degli incarichi e ai rapporti di collaborazione, svolte anche d’intesa  con il Ministero dell’economia e delle finanze, l’Ispettorato si avvale  dei dati comunicati dalle amministrazioni al Dipartimento della funzione  pubblica ai sensi dell’articolo 53. L’Ispettorato, inoltre, al fine di  corrispondere a segnalazioni da parte di cittadini o pubblici dipendenti  circa presunte irregolarità, ritardi o inadempienze delle  amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, può richiedere  chiarimenti e riscontri in relazione ai quali l’amministrazione  interessata ha l’obbligo di rispondere, anche per via telematica, entro  quindici giorni. A conclusione degli accertamenti, gli esiti delle  verifiche svolte dall’ispettorato costituiscono obbligo di valutazione,  ai fini dell’individuazione delle responsabilità e delle eventuali  sanzioni disciplinari di cui all’articolo 55, per l’amministrazione  medesima. Gli ispettori, nell’esercizio delle loro funzioni, hanno piena  autonomia funzionale ed hanno l’obbligo, ove ne ricorrano le  condizioni, di denunciare alla Procura generale della Corte dei conti le  irregolarità riscontrate.».

Art. 72. Abrogazioni

1.  Sono abrogate le seguenti disposizioni:

  1. articolo 71, commi 2 e 3, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,  convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;

  2. articoli da 502 a 507 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297;

  3. l’articolo 56 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

2.  All’articolo 5, comma 4, della legge 27 marzo 2001, n. 97, le  parole: «, salvi termini diversi previsti dai contratti collettivi  nazionali di lavoro,» sono soppresse.

Art. 73. Norme transitorie

1.  Dalla data di entrata in vigore del presente decreto non e’  ammessa, a pena di nullità, l’impugnazione di sanzioni disciplinari  dinanzi ai collegi arbitrali di disciplina. I procedimenti di  impugnazione di sanzioni disciplinari pendenti dinanzi ai predetti  collegi alla data di entrata in vigore del presente decreto sono  definiti, a pena di nullità degli atti, entro il termine di sessanta  giorni decorrente dalla predetta data.

2.  L’obbligo di esposizione di cartellini o targhe identificativi, previsto dall’articolo 55-novies del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, introdotto dall’articolo  69 del presente decreto, decorre dal novantesimo giorno successivo  all’entrata in vigore del presente decreto.

3.  Le disposizioni di legge, non incompatibili con quelle del  presente decreto, concernenti singole amministrazioni e recanti  fattispecie sanzionatorie specificamente concernenti i rapporti di  lavoro del personale di cui all’articolo 2, comma 2, del decreto  legislativo 30 marzo 2001, n. 165, continuano ad essere applicabili fino  al primo rinnovo del contratto collettivo di settore successivo alla  data di entrata in vigore del presente decreto.